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Volontari in Humanitas San Pio X: accogliere con un sorriso perché nessuno si senta solo

Spiox

La storia del volontariato in Humanitas San Pio X inizia quando ancora la struttura è una storica e rinomata Casa di cura milanese: in quel periodo, un piccolo gruppo di volontari si occupa dell’accoglienza di pazienti e familiari ed è presente nei reparti, con compiti di compagnia e ascolto.

Fondazione Insieme con Humanitas arriva nel 2017 e imposta il programma di volontariato secondo lo “stile della casa”: volontari competenti, formati per inserirsi nel delicato equilibrio dell’ospedale, a fianco di chi cura.

All’inizio, l’attenzione di Fondazione si concentra sulla specializzazione della presenza dei volontari nella hall d’ingresso, poi, negli anni, si aggiungono il servizio di accompagnamento in palestra per i pazienti in fisioterapia, l’accoglienza e l’orientamento nelle aree di radiologia, oculistica, endoscopia, prericovero e nell’area dei prelievi. In seguito, le volontarie entrano nell’area donna per supportare le future mamme.

“L’attenzione è diretta a tutti – racconta Daniela, volontaria – una parola al signore anziano, magari in dialetto, un sorriso alla signora in gravidanza che pare scoppiare col suo pancione; e, poi, le indicazioni per raggiungere la radiologia o il ritiro referti, per il distributore dell’acqua o per il corpo E, o, ancora, per fare il tampone. Se c’è un paziente che aspetta da troppo tempo, i volontari provano a capire perché: alcune persone non chiedono indicazioni, ma sbagliano sala d’attesa…Pazienti da accogliere, orientare, guidare, calmare, arginare e…da sopportare”.

“Spesso i pazienti arrivano da lontano e sono soli, soprattutto in questo periodo, con le restrizioni dovute al Covid – continua Loredana, volontaria. Chi entra è in uno stato ansioso, a prescindere dalla gravità di quello che deve affrontare, ed essere accolto dai volontari è un valore aggiunto perché il paziente viene seguito passo a passo, affiancato da una presenza più familiare rispetto a quella degli operatori sanitari, da qualcuno che fa da trait d’union tra paziente, familiare e medico”.

“La collaborazione con gli operatori non è sempre facile – conclude Antonella, volontaria – e anche nel rapporto con i pazienti ci vuole molta pazienza e la si allena nel corso degli anni di volontariato. Ma quando ci si sente utili e le persone ringraziano con il sorriso, si va a casa gratificati e soddisfatti, con la voglia che arrivi presto il prossimo turno!”