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Volontari in Humanitas Mater Domini: coesione e fiducia per accompagnare chi soffre

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Nella descrizione del gruppo di volontari attivo in Humanitas Mater Domini, c’è una parola che ricorre: “fiducia”. Fiducia nell’ospedale che, da sempre, è un punto di riferimento per il territorio; fiducia nelle persone che spesso si conoscono ancor prima di ritrovarsi a cooperare fianco a fianco per il servizio ai pazienti; e, infine, fiducia come base della solidarietà tipica delle piccole comunità, in cui i rapporti sono solidi e genuini. È questo legame particolare che fa funzionare bene l’alleanza tra medici, infermieri, personale e volontari.

Ancor prima di diventare Humanitas, Mater Domini era un’istituzione per i cittadini di Castellanza, così come la famiglia Belloli da cui proviene la coordinatrice dei volontari, Mariolina.

Nel 2011, da uno stimolo dell’allora Segretario Generale di Fondazione, Giuliana Bossi Rocca, nacque il servizio di volontariato. “La dottoressa Rocca –ricorda Mariolina- venne in Mater Domini per costruire la nostra squadra di volontari sull’impronta di quelle nate in precedenza a Rozzano e a Bergamo. Io fui individuata come referente grazie alla conoscenza e all’esperienza che avevo di territorio e ospedale. Così cominciò, sotto la sua supervisione e con il nome di Platys, il progetto che ci avrebbe portati ad essere oggi parte integrante della struttura”.

Il gruppo conta attualmente 35 persone che, da pochi giorni, sono rientrate in tutte le aree dell’ospedale: dal Pronto Soccorso alle accettazioni, dagli ambulatori alle degenze, dai Day Hospital Chirurgici all’area oncologica. Le attività svolte riguardano principalmente l’accoglienza e l’orientamento per coloro che si recano in ospedale per visite ed esami, oppure l’accompagnamento per pazienti e familiari durante il ricovero, in particolare, nelle camere, dove c’è bisogno di fare compagnia e dare supporto emotivo.

“All’inizio -racconta ancora Mariolina – l’inserimento fu faticoso. Gli operatori erano un po’ diffidenti rispetto all’ingresso dei volontari. Oggi, i medici e, soprattutto, gli infermieri apprezzano moltissimo la nostra presenza che contribuisce a rendere meno faticosa la loro attività quotidiana”. I volontari, inoltre, provengono per la maggior parte dalle zone limitrofe all’ospedale e questo permette loro di avere una buona esperienza pregressa della struttura, diretta o indiretta, e, spesso, anche una conoscenza di operatori, pazienti e familiari, che rende più fluidi i rapporti.

“Siamo un piccolo gruppo – conclude Mariolina– e, forse anche per questo, siamo molto legati, sia tra di noi, sia al personale: siamo una comunità che lavora coesa a servizio di chi soffre, per cercare di rendere questa condizione meno dolorosa e traumatica possibile”.