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Humanitas Gavazzeni: i volontari tornano in ospedale

Vol GAV 2

Finalmente, dopo quasi un anno e mezzo di sospensione, anche i colleghi di Humanitas Gavazzeni hanno potuto riprendere servizio.

La zona di Bergamo, come è noto, è stata particolarmente colpita dalla pandemia. Il dramma collettivo, vissuto in prima linea dall’ospedale, ha lasciato un segno importante nella memoria di chi è stato nell’occhio del ciclone. C’è voluto tempo -e anche molta cautela- prima di potersi riaprire al mondo e alla presenza dei volontari che non ha trovato immediata collocazione nell’ospedale trasformato dalle esigenze della pandemia.

Impegnati agli ingressi dell’ospedale, i volontari sono oggi felici di essere di nuovo a fianco del personale per accogliere e accompagnare le persone che arrivano in ospedale, soprattutto in un periodo come questo, in cui i familiari non possono essere presenti come vorrebbero.

“Per me, rientrare era una necessità assoluta –racconta Lucia C., volontaria. Avevo bisogno di riprendere una vita normale, scandita dalle attività e dalle relazioni: il tempo impegnato nel volontariato mi è mancato tanto. Tornare in ospedale è stata una soddisfazione immensa. Certo –continua Lucia- è un volontariato diverso da prima, più vincolato dai percorsi obbligati dell’ospedale. Però, ho notato che le persone sono più pazienti e più rispettose delle regole: si igienizzano le mani, aspettano il loro turno, sono più consapevoli e ricettive alle indicazioni del personale, oltre che più confidenti con le tecnologie”.

La voglia di tornare era tanta, anche se l’approccio iniziale in accoglienza è stato un po’ forte –aggiunge Antonello S., volontario. Prima facevo servizio in degenza e, alla ripresa dopo tanti mesi a casa, con pochi contatti umani, l’impatto con il flusso continuo di persone che entrano ogni giorno in ospedale è stato un po’ disorientante. I pazienti, però, sono molto attenti e rispettosi e io sono felice di essere di nuovo attivo per poter aiutare chi ha bisogno”.